Vermouth Amaro “Dopo Teatro”, Cocchi – Cocconato (At)

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Dopo Teatro Cocchi

Non serve girarci troppo intorno: Dicembre è il mese del Natale! Lunghe settimane ricche di canti soavi, gli addobbi, i mercatini e i dolciumi tipici del periodo, essere tutti più buoni che poco si accosta alla corsa ai regali e al conseguente traffico impazzito… ma è forse più sopportabile se lo sguardo si perde nelle cascate di lucine sfavillanti lungo i marciapiedi. Mentre la città e le nostre case si sistemano per la nascita più festeggiata del mondo, noi tutti ci prepariamo mentalmente alle interminabili cene che si susseguono serratissime sotto l’occhio vigile dei cuochi di famiglia: lunghi tavoli pronti per la battaglia di tacchini ripieni, agnelli, cotechini, polente e lasagne. Il vino scorre giocoso nei bicchieri e anche i più restii si concedono sempre un brindisi: a casa nostra è quasi tradizione ormai che il nonno riesumi vecchie bottiglie dimenticate in cantina… non sempre con risultati entusiasmanti. Vi propongo allora un tonico fine pasto che vi aiuterà di certo a contrastare le abbondanti porzioni di nonna e accompagnerà magnificamente panettoni e zabaioni (o zola e roquefort se siete tipi da formaggi): parlo di un signor vermouth, il Dopo Teatro di casa Cocchi.

Il vermouth nasce a Torino nel 1786 dal maestro distillatore Antonio Benedetto Carpano che ne fece l’aperitivo ideale per le signore alla corte di Vittorio Amedeo III, Duca di Savoia e Re di Sardegna. Altri non è che un vino aromatizzato il cui principale elemento caratterizzante sono le artemisie. Di ricetta in ricetta, variano poi ulteriori elementi atti a conferire sentori diversi al prodotto finale: erbe e cortecce amaricanti, spezie nobili, scorze di agrumi, succhi e radici vegetali. Il più delle volte le ricette sono strettamente segrete e tramandate negli anni con rigoroso riserbo: questo è il caso anche del Dopo Teatro di Giulio Cocchi, di cui riconosciamo la presenza di una doppia dose di china, arancia amara, legno di quassio, rabarbaro e aloe vera.

Versatene un sorso: il colore è sorprendente, pieno, di un’ambra scura e viscosa merito dell’aggiunta di barolo chinato e zucchero imbrunito. A naso intenso e accattivante, stimola subito l’assaggio lasciando scia di china, sandalo, mirra, noce moscata. Lo assaggiamo: l’ingresso è inteso ma rotondo e setoso, per poi lasciare il passo a un’aggressività scalpitante, esplosiva. Morbido ma infine amaro, asciutto.

Scoprirete che vi ho dato una soluzione che insieme è dipendenza!

Tre Cristi Milano vi augura serene festività e un caldo arrivederci al 2018. Ricordate i buoni propositi per l’anno nuovo: sempre del ghiaccio in congelatore, scorze d’arancia e Dopo Teatro in frigorifero!

Ogni Mese Monica Angeli, esperta di vini del ristorante Tre Cristi Milano, ci racconta la storia di un vino che l’ha entusiasmata. Scopriamo insieme persone, aziende, territori e suggestioni che ci arricchiscono di una cultura millenaria in bilico tra natura e genialità umana.