Valpolicella Superiore DOC “Terre del Cereolo” 2008, Trabucchi d’Illasi – Illasi (VR)

con Nessun commento

A cura di Monica Angeli

L’esperta di vini del ristorante Tre Cristi Milano ci racconta ogni mese la storia di un vino che l’ha entusiasmata. Scopriamo insieme persone, aziende, territori e suggestioni che ci arricchiscono di una cultura millenaria in bilico tra natura e genialità umana.

 

Valpolicella Superiore DOC “Terre del Cereolo” 2008, Trabucchi d’Illasi – Illasi (VR)

Non so voi, ma io se penso ad aprile già mi figuro sotto al portico della casa di campagna, tarda mattinata.
Panorama collinare di primavera che inizia a bussare insistente, il calore del primo sole genuino che attraversa le pergole, un vento leggero che accarezza il viso e scompiglia le carte sul tavolino di ferro battuto. Nonno è come sempre imbattibile a briscola, zio è già paonazzo davanti alla griglia e io scendo un attimo in cantina: oggi ho scelto un Valpolicella Superiore “Terre del Cereolo” di Trabucchi d’Illasi.

Aprendo la bottiglia ci si ritrova catapultati nella meravigliosa cornice della Valpolicella e nell’ancor migliore scenario della proprietà dell’azienda, circondata da 400 cipressi che delimitano i 22 ettari di vigneti. Qui, dal 1920, la famiglia Trabucchi si prende cura delle proprie uve con costanza ma soprattutto estrema dedizione: dal patron Marco, passando per la figlia Maria Zamboni sino agli anni 50 con il professor Alberto Trabucchi. Il fu maestro di generazioni di studenti di giurisprudenza, giudice e avvocato della corte di giustizia della comunità europea, lasciò la sua impronta e seppe affermare l’azienda e tutto il territorio della Valpolicella sostenendo l’applicazione della denominazione d’origine controllata. Soprattutto, insegnò come il progresso economico non sia elemento disgiunto dalla salvaguardia e dal rispetto della natura.

La famiglia porta così avanti l’azienda e giunge sino a noi con questa bottiglia di Terra del Cereolo del 2008. Zio mette le costine sulla brace e noi pregustiamo il pranzo con il primo bicchiere: a naso è giocoso, prima accattivanti frutti rossi, ben maturi, che lasciano spazio poi a spezie importanti, chiodi di garofano, liquirizia grezza. Ottenuto da uve corvina, corvinone, rondinella, croatina e oseleta in leggero appassimento, arriva sul mercato non prima di un leggero passaggio in acciaio e un importante riposo in barrique e botti di rovere francese (da 10 a 15 mesi). Nonna porta in tavola la sua focaccia e noi andiamo all’assaggio: un Valpolicella Superiore di grande materia e volume, sferico, succoso, sempre equilibrato, un vino “da mordere”!

La famiglia è riunita a tavola, è il momento di andare.
Vi invito a sentire l’odore dei germogli, dei frutteti, dell’erba umida quando piove un po’, le fragranze della primavera che riempiono la nostra casa.
Non c’è bisogno di mettere scarponi e andar per vigneti, basta dell’ottima compagnia e stappare una bottiglia di questo vino suadente davanti alla nostra anatra con cipolline glassate, fave e vaniglia.