Champagne Origin’elle, Françoise Bedel

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A cura di Monica Angeli

Anche a giugno, l’esperta di vini del ristorante Tre Cristi Milano ci racconta la storia di un vino che l’ha entusiasmata. Scopriamo insieme persone, aziende, territori e suggestioni che ci arricchiscono di una cultura millenaria in bilico tra natura e genialità umana.

 

ORIGIN’ELLE, Françoise BEDEL – CROUTTES-SUR-MARNE (FR)

Ricordate quando durante le nostre gioventù si aspettava ardentemente giugno? La fine della scuola e la consapevolezza di trascorrere i successivi tre mesi lontani dai banchi, per le strade a giocare con gli amici o al mare a ridere spruzzando un po’ d’acqua sulla nonna, andare a dormire più tardi, rincorrere le lucertole sotto il sole cocente sui ciottoli della campagna. Mi piaceva anche quando dovevo andare in azienda da mio padre: mi sedevo dietro la scrivania e lo aiutavo come potevo, mi facevo grande sulla sua poltrona e amavo quando i clienti mi dicevano che ero tale e quale a lui.

Poi un giorno questa magia finisce, ci si alza sempre alle 7, routine quotidiana, bagno, vestirsi, caffè, scarpe, lavoro. Che possiamo fare, è la vita, direte. Ve lo dico io cosa possiamo fare: arrivati a fine giornata distrutti, accaldati e assetati bisogna rinfrescarsi! Una bella doccia e in alto i calici, diventare grandi non è poi tanto male se significa una buona bottiglia di Champagne in frigorifero!

Desidero quindi condividere con voi la piacevole scoperta in quel di Crouttes sur Marne, uno dei primissimi comuni in cui vi imbatterete se deciderete di recarvi sulla via dello Champagne. Qui, dal 1979, una meravigliosa donna di nome Françoise Bedel dirige l’azienda omonima e produce Champagne con la C maiuscola. In regime completamente biodinamico certificato dal 2006, Françoise coltiva la sua passione per il Pinot Meunier con incredibile tenacia e personalità, dando libera espressione del territorio (di argilla, marna e calcare) seguendo minuziosamente il calendario lunare di Maria Thun per la cura delle vigne, l’assaggio delle uve, la raccolta, la pressatura, la rifermentazione e l’imbottigliamento. E proprio di pinot meunier sono vitati 6 degli 8 ettari di terreno della maison (i restanti equamente divisi tra chardonnay e pinot noir) che vengono accuditi direttamente in azienda dalla vigna alla bottiglia.

Forte di queste premesse, non posso che presentarvi Origin’elle, emblema dell’azienda e della sua identità imbottigliata (75% pinot meunier, 15% chardonnay e 10% pinot noir). Stappiamo la bottiglia: non appena versato nel calice ci assale una fragranza netta e scoppiettante che quasi distrae dall’oro brillante e dal perlage copioso e persistente, sebbene estremamente fine. A naso è magnificamente complesso in apertura, mi ricorda papà quando schiacciava le noci con le mani e aleggiava quel profumo sottile di frutta secca. Poi un frutto rosso maturo, la buccia di un’albicocca succosa, la verticalità dei lieviti (su cui sosta 3 anni). Al palato è piacevolmente rotondo, la bolla solletica senza aggredire e lascia spazio alla freschezza meravigliosa e dissetante tipica del Meunier.

Potremmo andare avanti, ma la bottiglia è già finita. Vi lascio allora alla vostra serata d’estate, stanchi ma felici, con l’ultimo dono delle parole di Madame Bollinger: “Bevo Champagne quando sono felice e quando sono triste. A volte lo bevo quando sono sola, ma quando sono in compagnia lo considero obbligatorio. Mi ci diverto quando non ho fame e lo bevo quando ne ho. Altrimenti non lo tocco, a meno che non abbia sete!”

 

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