Cantina

Con circa 130 etichette, la carta dei vini del ristorante Tre Cristi è il riflesso di una ricerca incessante: bollicine, vini bianchi, rossi e da dessert dei principali terroir italiani e francesi, proposti con una politica di prezzo corretta.

L'offerta si focalizza su una decina di grandi classici, affiancati da vini di piccole aziende agricole. La volontà di valorizzare produttori di buon livello, che fanno il vino secondo insegnamenti e tradizioni che la modernità non può alterare, traspare nella scelta di rappresentare ciascuna categoria con interpretazioni mai banali.

La cucina garbata e raffinata di Dario Pisani si accompagna idealmente con i bianchi di ogni sfumatura: dalle bottiglie più fresche e leggere a quelle più strutturate e muscolose.

Recentemente è stata ampliata la selezione italiana, con bottiglie da vedere, odorare e assaggiare provenienti da Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.

L'ossatura dei rossi italiani non si sofferma solo sulle grandi etichette piemontesi e toscane, ma svela agli enofili quei vitigni italiani autoctoni delle diverse regioni che spesso restano nell'ombra dei colossi. Allargando la visione oltralpe prevalgono invece i Bordeaux e i Bourgogne, robusti e intensi.

I vini da dessert elevano la piacevolezza del fine pasto e ne esaltano il ricordo.

In sala, l'esperta di vini Monica Angeli guida gli ospiti con sguardo aperto e appassionato alla scoperta di nuovi territori enologici, attingendo dalla bellissima cantina a vista.

I suoi racconti, frutto di una lunga esperienza nelle cantine visitate fin da piccola, restituiscono il rapporto d'amore tra uomo, vino e territorio e convincono i commensali ad abbandonare i percorsi più sicuri per avventurarsi tra proposte stuzzicanti.

Continuate a seguirci per scoprire le novità della cantina di Tre Cristi Milano, che promette di incrementare la gamma dei vini arancioni macerati e di introdurre bottiglie aromatiche prodotte con la tecnica millenaria della vinificazione in terracotta.

Carta dei vini

 

 

Insomma, perché abituarsi al buono quando ci si può abituare al meglio?